Chiesa di S.Giuseppe

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Diocesi di Ragusa

Informazioni

La chiesa di San Giuseppe fu costruita dalle monache Benedettine tra il 1759 e il 1790, in seguito alla distruzione causata dal terremoto del 1693 della preesistente chiesa di San Giuseppe inserita nel monastero. L’opera, vicina al repertorio formale di Rosario Gagliardi e per questo a lungo attribuita al maestro del barocco ibleo, è oggi più solidamente attribuita al frate carmelitano Alberto Maria di San Giovanni Battista, attivo nel Val di Noto nella seconda metà del XVIII secolo – pur non escludendosi del tutto un apporto iniziale dello stesso Gagliardi. La chiesa, la cui sagoma domina interamente Piazza Pola, è caratterizzata dall’andamento concavo-convesso della facciata ‘a torre’, organizzata su due ordini sovrapposti con telaio libero di colonne conclusi da un timpano spezzato curvo. Il prospetto è coronato dalla loggia campanaria a tre luci, che conferisce all’edificio il caratteristico slancio verticale, ed è arricchito da statue dei Santi dell’Ordine benedettino: San Benedetto e San Mauro in alto, Santa Scolastica e Santa Geltrude in basso, San Gregorio Magno e Sant’Agostino ai lati del portone d’ingresso, ideate e realizzate dallo scultore ragusano Giambattista Muccio nel 1775. Pregevoli anche il portale di accesso, sormontato da un fregio a motivi vegetali e, al di sopra di questo, la grande finestra con grata “panciuta” o “a petto d’oca” in ferro battuto, opera dell’artigiano sciclitano Filippo Scattarelli, che la realizzò sempre nel 1775. Nelle nicchie del vestibolo d’ingresso si conservano la statua di San Benedetto del XVII secolo, e quella San Giuseppe, preziosa opera d’arte in legno di scuola napoletana, voluta nel 1785 dalla badessa Giovanna Maria Arezzo, e fatta rivestire in seguito di lamina d’argento lavorata a sbalzo dall’argentiere messinese Antonio Musolino. L’interno presenta pianta ellittica a sviluppo longitudinale – uno schema ricorrente nel barocco della Sicilia orientale, che ritroviamo ad esempio nella gagliardiana chiesa di S. Chiara a Caltagirone (1743) o anche nella S. Chiara di Noto dello stesso autore (1717) o nella chiesa del Carmine di Noto del fr. Alberto Maria di S. Giovani Battista; schema che testimonia inoltre il legame ideale dell’architettura barocca siciliana con le coeve esperienze d’oltralpe. La copertura è costituita da una grande volta a calotta ribassata, al cui centro si trova un affresco di Sebastiano Lo Monaco (1793) che raffigura la gloria di San Benedetto e San Giuseppe, che domina e copre tutta la navata ovale della chiesa. La maestosa volta e le pareti sono decorate da motivi neoclassici, opera dei maestri stuccatori Agrippino Maggiore di Mineo e Giuseppe Cultrera di Licodia Eubea, posti sopra gli altari laterali.


Descrizione e/o foto tratte da www.benedettine-rg.it

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