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Commercio al dettaglio: 82% italiani acquista italiano

Commercio al dettaglio: 82% italiani acquista italiano

"L'andamento degli acquisti è accompagnato da una svolta patriottica degli italiani con una maggiore attenzione all'origine dei prodotti che mettono nel carrello"

L’82 per cento degli italiani, sugli scaffali, sceglie il Made in Italy per aiutare l’economia nostrana dopo l’emergenza sanitaria. A maggio, i dati sul commercio al dettaglio segnalano un calo del 10,5 per cento rispetto al maggio 2019 e un aumento del 24,3 per cento rispetto ad aprile 2020.

“L’andamento degli acquisti, accompagnato da una svolta patriottica degli italiani con una maggiore attenzione all’origine dei prodotti che mettono nel carrello, determinato dalla consapevolezza delle difficoltà che sta attraversando il Paese. L’italianità diventa dunque un fattore determinante di richiamo nelle vendite dei prodotti”.

E ancora: “Una attenzione particolarmente evidente nei prodotti alimentari anche per i primati conquistati dal Made in Italy nel mondo per qualità e sicurezza. L’agroalimentare nazionale il più green d’Europa con 303 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5.155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole bio, e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari. Primati da valorizzare con l’indicazione di origine su tutti i prodotti per garantire trasparenza e libertà di informazione ai consumatori”.

“Dopo il via liberadell’Unione Europea sta per essere pubblicato il decreto sull’obbligo dell’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana. Una novità importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani che almeno qualche volte a settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, per salvare il prestigioso settore della norcineria che in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi”.

“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy. L’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa, anche sfruttando le opportunità offerte dalla storica apertura dell’Ue all’obbligo dell’origine con l’indicazione dello Stato membro con la nuova Strategia Farm to Fork nell’ambito del Green New Deal”.

Articolo tratto da ItalyJournal